Archivio mensile:gennaio 2013

Assistenza sanitaria in Italia per i residenti all’estero?

Assistenza sanitaria in Italia e gli Italiani residenti all’estero

Dott.ssa Strano Stefania Maria Belinda

 La Legge che ha dato vita al Servizio Sanitario Nazionale (Legge 23 dicembre 1978, n. 833) nella misura in cui assicura l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini residenti in Italia, statuisce, quale regola generale, che il trasferimento della loro residenza dall’Italia verso un altro Stato con il quale non sia in vigore alcuna convenzione con l’Italia, ne determini ipso facto, all’atto della cancellazione presso l’anagrafe comunale e della conseguente iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) la cancellazione dalle liste del servizio di assistenza sanitaria locale (A.S.L.). Ciò implica la perdita del diritto all’assistenza sanitaria in Italia e, pertanto, il venir meno del diritto ad avere un medico di base in Italia (presumendone uno nel paese di residenza), del diritto all’assistenza ospedaliera tramite mutua e della possibilità d’acquisto dei medicinali dietro pagamento ticket ma anche perdita del diritto all’assistenza sanitaria all’estero. Sebbene l’iscrizione alla AIRE, istituita nel 1990 e resa obbligatoria per tutti i cittadini italiani trasferiti all’ estero, inclusi i figli di di questi nati all’estero e gli stranieri che abbiano acquisito o “ereditato” per iuris sanguinis, la nazionalità italiana continuando a risiedere all’estero, abbia comportato il giusto riconoscimento del diritto di voto in Italia, ciò non ha, invece, permesso il mantenimento di garanzie quali quello del diritto all’assistenza sanitaria se non in casi eccezionali ed espressamente previsti dall’ordinamento. Il Dm 1° febbraio 1996, infatti, richiamando le disposizioni dell’art. 19, L. n 833/1978 e dell’ art. 12, comma II, Dpr n. 618/1980,ha riconosciuto una forma di assistenza limitata ai cittadini italiani iscritti all’AIRE e residenti in Stati della U.E., dello Spazio Economico Europeo ed in Svizzera, aventi lo status di emigrato (ovvero coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana sul territorio nazionale, nati in Italia) certificato dall’autorità consolare competente e ai titolari di pensione corrisposta da enti previdenziali italiani, che rientrino temporaneamente in Italia, per motivi diversi dal lavoro o dallo studio. Si tratta del diritto ad usufruire a titolo gratuito dell’assistenza sanitaria ospedaliera urgente (ricovero o ambulatoriale) per un massimo di 90 giorni nell’anno solare qualora non siano in possesso di copertura assicurativa pubblica o privata. Questi, pertanto, recandosi al Distretto nell’ambito in cui è stato da loro eletto il domicilio e presentando la documentazione attestante il loro status ovvero sottoscrivendo una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui si dichiara, oltre al proprio stato di emigrato, la mancanza di una copertura assicurativa pubblica o privata contro le malattie ( ai sensi della legge 4.1.1968 n. 15, cosi’ come modificata dagli articoli 2 e 3 della legge 15.5.1997, n. 127 e dal D.P.R. 20.10.1998, n. 403) potranno ottenere una tessera sanitaria nella quale verrà indicato il periodo di permanenza e specificato il diritto alla “sola” assistenza ospedaliera urgente. Anche se in alcune regioni come nel Veneto le prestazioni sanitarie offerte ai cittadini emigrati dalla propria regione sono molto più ampie. Qualora il cittadino italiano fosse, invece, sprovvisto di TEAM o, per qualsiasi ragione non fosse possibile utilizzare il certificato sostitutivo della tessera, la legge (art.34 Reg. CEE n. 574/1972) prevede il rimborso delle spese sanitarie sostenute in proprio in base alle tariffe dello Stato membro di temporaneo soggiorno (Italia) da parte dell’Istituzione del luogo di residenza. Laddove,invece, il cittadino  avesse diritto ad un rimborso parziale, la gratuità riguarderebbe la differenza fra la parte rimborsata dall’istituto di assicurazione e la somma fatturata dalla struttura italiana. Diversa è, invece, l’ipotesi dei lavoratori di diritto italiano in distacco ovvero dei cittadini italiani e dei loro familiari iscritti all’AIRE e distaccati all’estero per motivi di lavoro che versano i contributi in Italia. Ai sensi della Legge n. 398/87 e del D.P.R. n. 618/80 ad essi verranno assicurate prestazioni sanitarie alla stessa stregua degli altri cittadini italiani: il diritto all’iscrizione al S.S.N. ed alla copertura sanitaria completa per tutti i periodi di rientro temporaneo, compresa la scelta del medico di medicina generale (prestazioni di primo livello). Ora, nel caso di rientro superiore a 30 giorni, alcune regioni consentono la reiscrizione temporanea nella lista degli assistiti del medico di medicina generale. Ma qualora la brevità del rientro risultasse incompatibile con i tempi previsti per la reiscrizione, si dovrà far ricorso allo strumento della cosiddetta “visita occasionale” per la quale l’assistito otterrà il rimborso dalla ASL di appartenenza dell’onere della prestazione corrisposta al proprio medico di fiducia. Per ottenere tali benefici sarà sufficiente possedere il codice fiscale e presentare l’attestato rilasciato dalla rappresentanza diplomatica italiana nel Paese di residenza o al Distretto idonea documentazione atta a dimostrare l’attività di servizio all’estero ed il versamento dei contributi in Italia (o autocertificare tale condizione). Rientrano in questo ambito anche i ministri del culto cattolico e i religiosi che svolgono la propria missione all’estero, con rapporto di lavoro subordinato per conto delle Diocesi e che ricevono dall’Istituto centrale per il Sostentamento del clero una remunerazione. Anche in questo caso, oltre al possesso del codice fiscale, il religioso dovrà fornire l’attestazione delle condizioni sopraindicate, rilasciata dalla Diocesi di appartenenza.

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Italiani residenti in Svizzera e le infrazioni stradali commesse Italia

Multa per infrazione stradale commessa in Italia da cittadini residenti in Svizzera: pagare o cestinare?

 Avv. Stefania Incontro

Capita spesso che i cittadini italiani residenti all’estero rientrino nel paese nativo per trascorrere una breve vacanza, per ritrovare i propri cari o per motivi di lavoro.

Nella maggior parte dei casi essi si recano in Italia utilizzando la propria autovettura o noleggiandone una al loro arrivo presso uno dei numerosi servizi di “car rental” presenti in loco.

Ciò espone il guidatore (ovvero il proprietario del mezzo o colui che ha noleggiato l’auto) ad un’alta probabilità di commettere un’infrazione stradale, con la conseguenza di vedersi recapitare al proprio rientro il verbale relativo all’infrazione commessa.

Le più frequenti infrazioni riguardano eccesso di velocità, parcheggi in divieti di sosta, transito nelle corsie riservate ai mezzi pubblici, o per essere entrati nelle cosiddette ZTL (zone a traffico limitato).

Nella maggior parte dei casi la contestazione immediata non è possibile, pertanto è necessario che l’organo competente provveda a notificare la multa alla residenza del trasgressore.

Il recupero dei dati anagrafici sarà facilitato solo nel caso di auto noleggiata, in quanto la società di noleggio può comunicare all’organo accertatore che ne faccia richiesta i dati di colui che ha noleggiato il veicolo.

Secondo quanto previsto dall’art. 201 del Codice della Strada la notifica delle multe emesse in territorio italiano da parte di residenti all’estero e non contestate immediatamente, deve avvenire entro 360 giorni dall’accertamento.

La multa non dovrà essere pagata se la notifica del verbale viene eseguita oltre tale termine, in quanto si è prescritto il diritto, dell’organo che ha emesso la sanzione, a riscuotere le somme.

La notifica della multa, oltre i termini di prescrizione, è un fenomeno piuttosto frequente a causa delle complicate procedure per rintracciare i trasgressori, tanto che la Commissione Europea sta lavorando per creare una banca dati elettronica che consenta di identificare rapidamente e facilmente il conducente.

In una posizione particolare si trova la Svizzera che, non facendo parte dell’Unione Europea, resterà esclusa da questa banca dati.

Per tale motivo, molti Comuni italiani, al fine di aggirare il problema della notifica delle multe oltre i termini di prescrizione, hanno affidato a società private, con sede nella confederazione, il compito di incassare le contravvenzioni inflitte agli automobilisti con targhe elvetiche.

Questa prassi viola l’art. 271 del Codice Penale elvetico che “vieta di compiere sul territorio svizzero per conto di uno Stato estero atti che spettano ai poteri pubblici”.

A tal proposito, l’Ufficio Federale di Giustizia (UFG) ha chiarito che, non sussistendo l’accordo tra Berna e Roma per la trasmissione di documenti amministrativi, quali appunto le multe, l’incasso di somme da parte di società private non è conforme alla legge, anche se agiscono su mandato delle autorità di polizia.

Pertanto, qualora un residente in Svizzera che si sia recato in Italia si vedesse recapitare una multa, notificata nei termini di legge, potrebbe decidere di non pagare la sanzione comminata.

In questo caso, però, qualora l’automobilista decidesse di tornare in territorio italiano e dovesse essere fermato dalle Autorità di Polizia, rischierebbe sanzioni molto più gravi, quali il fermo o il sequestro del  veicolo.

E’ bene specificare che, sia in caso di notifica di una multa oltre i termini di legge (dopo 360 giorni dall’accertamento), sia in caso di multa recapitata tempestivamente, ma con modalità illegittime (utilizzo di società private), sarà necessario un ricorso alla competente autorità giudiziaria in quanto l’annullamento non opera automaticamente, ma è necessaria una pronuncia giurisdizionale.

Si ricorda, altresì, che il ricorso potrà essere presentato al Giudice di Pace o al Prefetto entro 60 giorni dal ricevimento della notifica.

Infine, qualora la multa venisse recapitata da società private, appare opportuno, per la valutazione della regolarità del verbale emesso, inviare una lettera raccomandata AR all’ente che ha emesso il verbale contenente la richiesta di copia conforme dello stesso, nonché di eventuale materiale fotografico.

Unione europea e Commissione europea

La nascita dell’Unione Europea e la funzione della Commissione europea

Avv. Anna Putrino

Prima di illustrare le funzioni e le caratteristiche della Commissione Europea è opportuno ripercorrere le tappe che hanno condotto alla nascita dell’Unione Europea.

L’Unione Europea, indicata con l’abbreviazione UE, è un organismo politico sovranazionale e intergovernativo che oggi comprende 27 Stati paesi membri (*) del continente europeo e altri (**) sono candidati per l’adesione.

Le sue origini risalgono agli anni Cinquanta, quando, al termine della seconda guerra mondiale, il contesto economico e politico dell’Europa si presentava gravemente compromesso.

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