Unione europea e Commissione europea

La nascita dell’Unione Europea e la funzione della Commissione europea

Avv. Anna Putrino

Prima di illustrare le funzioni e le caratteristiche della Commissione Europea è opportuno ripercorrere le tappe che hanno condotto alla nascita dell’Unione Europea.

L’Unione Europea, indicata con l’abbreviazione UE, è un organismo politico sovranazionale e intergovernativo che oggi comprende 27 Stati paesi membri (*) del continente europeo e altri (**) sono candidati per l’adesione.

Le sue origini risalgono agli anni Cinquanta, quando, al termine della seconda guerra mondiale, il contesto economico e politico dell’Europa si presentava gravemente compromesso.

Tale contesto animò l’idea di un’Europa unita, una zona di pace e di stabilità che mettesse fine alle frequenti e sanguinose guerre tra paesi vicini e creasse un’alleanza occidentale vicina agli Stati Uniti, in contrapposizione al blocco sovietico.

Nacque, così, nel 1951, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) – una unione di politica comune nel settore carbo-siderurgico – alla quale aderirono sei paesi europei: Francia, Germania, Italia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi.

Sennonché, il trattato istitutivo della CECA, entrato in vigore nel 1952, era stato firmato per 50 anni: considerati la scadenza avvenuta nel 2002 e la mancata rinnovazione, le competenze della CECA sono state assorbite dalla UE.

Successivamente, nel 1958, con il Trattato di Roma, furono istituite la CEE (Comunità economica europea) e l’Euratom (Comunità europea per l’energia atomica) che, a differenza della CECA – la quale prevedeva l’instaurazione di un’area di libero scambio limitatamente al settore carbo-siderurgico -, gettarono le basi per la creazione di una unione doganale: abolizione dei dazi doganali interni, soppressione di qualunque limitazione all’importazione e esportazione tra gli Stati membri, nonché l’adozione di una tariffa doganale comune nei confronti dei paesi terzi.

Gli sforzi dei paesi membri erano diretti alla creazione di una unione economica, intesa come spazio interno ove assicurare libertà di circolazione di merci, servizi, capitali, persone, nonché il perseguimento di politiche economiche comuni.

Difatti, gli anni a seguire – in concomitanza di importanti eventi di crescita economica (anni sessanta), dei conflitti nei paesi arabi (1973), della caduta del muro di Berlino (1989) – sono stati caratterizzati da una graduale, ma continua, adesione di numerosi paesi dell’Europa finalizzata all’integrazione sul piano economico, politico, finanziario e ambientale.

Di portata estremamente innovativa, è il Trattato di Maastricht – noto come Trattato sull’Unione Europea (TUE) -,  entrato in vigore nel 1993, che inaugurò una nuova fase di integrazione europea attivando un processo che avrebbe avuto rilevanti conseguenze, sia nei rapporti dell’Europa con il resto del mondo, che nell’ordine interno europeo: venivano fissate le regole politiche ed i parametri economici necessari per l’ingresso dei vari Stati aderenti.

Il Trattato distingueva “tre pilastri dell’Unione europea” mediante i quali divideva le politiche dell’UE in tre aree fondamentali (***): distinzione abolita con l’entrata in vigore, nel 2009, del Trattato di Lisbona.

Tra i trattati sull’Unione Europea, il Trattato di Maastricht (Trattato sull’Unione Europea – TUE), insieme al Trattato di Roma del 1958, istitutivo della CEE, costituiscono congiuntamente la base legale dell’Unione Europea: per tale motivo sono conosciuti come trattati istitutivi.

Ma é la Convenzione di Schengen – entrata in vigore nel 1995, dopo lunghe operazioni di preparazione durate dieci anni – che, oltre ad eliminare i controlli alle frontiere comuni, ha introdotto un regime di libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari, sia essi Stati membri dell’UE (tranne il Regno Unito e la Repubblica d’Irlanda), sia paesi terzi (****).

Nel 2002 si assiste ad un prova tangibile della integrazione europea: l’entrata in circolazione dell’Euro come moneta comune che è stata adottata da 17 dei 27 paesi membri dell’Unione europea, che costituiscono la cosiddetta “eurozona”.

Altrettanto decisivo per la l’Unione Europea è stato l’ultimo decennio:  tra il 2004 e il 2006,  con l’adesione di altri ben 12 paesi, arrivando così a quota 27; nel 2007, con il Trattato di Lisbona (entrato in vigore nel 2009, dopo una farraginosa procedura delle ratifiche).

Con il Trattato di Lisbona, viene meno la distinzione tra CEE e UE e si fa riferimento ad un unico ente: l’Unione europea, con strutture semplificate e la previsione di Istituzioni moderne e metodi di lavoro più efficienti volti a rendere l’economia europea più dinamica e competitiva.

Cambia anche l’assetto dell’ordinamento giuridico dell’Unione il quale prevede il TUE – Trattato sull’Unione europea (Trattato Maastricht) – ed il TFUE – Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (derivante dalla riforma del trattato istitutivo CE); entrambi costituiscono il vertice gerarchico dell’ordinamento dell’Unione europea.

Infine, non può dimenticarsi che, l’impegno dell’Unione europea per il mantenimento della pace, per il consolidamento dei diritti sociali e la promozione della democrazia e dei diritti umani in Europa,  è stato riconosciuto con il Premio Nobel per la pace 2012.

L’Unione europea, alla quale gli stati membri hanno delegato parte della propria sovranità nazionale, persegue i suoi impegni attraverso una struttura istituzionale unica nel suo genere.

Le principali istituzioni dell’UE sono:

– il Parlamento europeo, può definirsi la voce del popolo poiché rappresenta i cittadini dell’UE ed è eletto direttamente da essi, ha potere legislativo e di bilancio;

– il Consiglio (dell’unione europea), può definirsi la voce degli Stati membri poiché rappresenta i governi dei singoli Stati membri, ha poteri legislativi e di bilancio;

– la Commissione europea, i cui membri sono nominati dai governi nazionali, rappresenta gli interessi dell’Europa nel suo complesso;

– il Consiglio europeo, costituito dai capi di Stato e di governo dei paesi membri, definisce gli orientamenti politici generali dell’UE;

– la Corte di giustizia dell’UE, composta da 1 giudice per ogni Stato membro, garantisce il rispetto del diritto comunitario e la corretta interpretazione ed applicazione dei trattati;

– la Banca centrale europea, responsabile per la politica monetaria europea;

– la Corte dei conti, verifica le entrate  e le spese dell’UE.

Accanto a queste istituzioni, l’Ue possiede una serie di organi con funzioni specializzate.

Fra le istituzioni su elencale, la Commissione europea,  è sicuramente quella più nota, poiché, oltre ad avere funzioni di proposta, esecutive, di coordinamento e di rappresentanza, ha il compito di vigilare sulla corretta applicazione del diritto comunitario, cioè verifica che il diritto europeo venga applicato uniformemente in tutti gli Stati membri.

Essa, infatti, denominata “custode dei trattati”, esercita tale compito nei confronti degli Stati membri mediante un procedura, cosiddetta, di infrazione (art. 258-259 TFUE).

Ciò significa che, se uno Stato membro non dovesse rispettare gli obblighi derivanti dai trattati, la Commissione ha il potere di ingiungere allo Stato membro di porre fine all’infrazione e, se questo non accade, di adire la Corte di Giustizia mediante un “ricorso per inadempimento”.

Poiché è compito di ogni Stato membro attuare ed applicare concretamente le norme europee – che costituiscono parte integrante dell’ordinamento giuridico di ogni paese membro – i cittadini sono legittimati ad attendersi che le autorità nazionali dei paesi dell’Unione rispettino i diritti che gli sono stati attribuiti dal diritto europeo.

Chiunque, infatti, può rivolgersi alla Commissione europea presentando un esposto contro lo Stato membro per segnalare una misura o una prassi da questo adottata che ritiene sia contraria ad una disposizione o ad un principio del diritto dell’Unione.

Tale possibilità è riconosciuta a chiunque, non necessariamente a chi ha subito il pregiudizio.

Però, ai fini della ricevibilità della denuncia, cioè affinché essa venga esaminata, dovrà avere ad oggetto una violazione del diritto dell’Unione da parte di uno Stato membro e non una controversia privata.

La denuncia, che si presenta per iscritto a mezzo lettera, fax o mediante posta elettronica, deve contenere indicazioni precise circa i fatti oggetto della contestazione (quale misura o prassi dello Stato membro si ritiene contraria) e le disposizione dell’unione che si intendono violate, nonché, se si vuole, anche i propri dati identificativi.

Entro 15 giorni lavorativi dal ricevimento della denuncia il Segretario della Commissione europea invierà un avviso di ricevimento e, se si ritiene che potrà avviarsi una istruttoria, iscriverà la denuncia in una banca dati attribuendogli un numero di riferimento; entro 12 mesi dall’iscrizione nel registro la Commissione deciderà sul merito della denuncia, se archiviare o avviare il procedimento di infrazione.

La Commissione europea, a questo punto, se ritiene che la presunta violazione del diritto dell’Unione sia giustificata, anziché presentare un ricorso per inadempimento alla Corte di giustizia, avvierà un procedimento precontenzioso, detto “procedimento per infrazione”, che si articola in più tappe e può essere preceduta da una fase di indagine.

La prima tappa è costituita dalla messa in mora: la Commissione invia allo Stato membro una lettera  “lettera di messa in mora” nella quale evidenzia la violazione commessa dallo Stato e fissa per quest’ultimo una scadenza entro la quale presentare le osservazioni in proposito.

La seconda tappa è costituita dal parere motivato: la Commissione, ricevute le osservazioni, o in assenza della stesse, indirizzerà allo Stato in questione un parere motivato nel quale illustrerà la questione indicando i motivi di diritto e di fatto che l’hanno spinta ad avviare la procedura ed inviterà lo Stato a conformarsi al diritto europeo entro un dato termine (solitamente 2 mesi).

La finalità della fase precontenziosa è quella di indurre lo Stato membro a porre rimedio alla violazione denunciata, senza dover adire la Corte di giustizia.

Se lo Stato membro non si conforma in tempo utile al parere motivato, la Commissione potrà decidere di avviare la fase contenziosa, presentando alla Corte di giustizia un “ricorso per inadempimento”.

Questa seconda ed eventuale fase, che solitamente si conclude in 2 anni, mira a stabilire l’esistenza o meno dell’infrazione.

Si dice, infatti,  che la sentenza della Corte è di mero accertamento in quanto non può dichiarare la nullità della disposizione nazionale non conforme al diritto europeo né stabilire misure per il risarcimento di eventuali danni.

E’ a carico dello Stato membro condannato l’obbligo giuridico di uniformarsi alla sentenza; in caso contrario, la Commissione potrà avviare un nuovo giudizio innanzi alla Corte di giustizia affinché commini allo Stato  membro inadempiente il pagamento di una penalità da versare finché non avrà posto fine all’infrazione e/o una somma forfettaria.

In definitiva, benché la denuncia alla Commissione europea sia una valida alternativa rispetto ai mezzi di ricorso disponibili nel diritto nazionale, – ma presenta lo svantaggio della durata piuttosto lunga e, anche in caso di esito positivo, non si traduce in un immediato risultato concreto -, occorrerà sperare che lo Stato membro, ricevuta la lettera di messa in mora, riconosca la violazione e risolva la questione.

NOTE AGGIUNTIVE

(*) Membri fondatori : 1958: Belgio – Francia – Germania – Italia – Lussemburgo – Olanda.

Allargamento: 1973 – Danimarca – Irlanda – Regno Unito; 1981 – Grecia; 1986 – Portogallo – Spagna; 1995 – Austria – Finlandia – Svezia; 2004 – Cipro – Estonia – Lettonia – Lituania – Malta – Polonia – Rep. Ceca – Slovacchia – Slovenia – Ungheria; 2007 – Bulgaria – Romania;

Sono equiparati ai cittadini dell’UE i cittadini della Svizzera (2002) e quelli degli Stati appartenenti allo Spazio Economico Europeo  (SEE): Norvegia, Islanda, Liechtenstein.

Pesi in via di adesione: Croazia (ingresso previsto per il 1 luglio 2013).

(**) Paesi candidati: Ex Repubblica Iugoslavia di Macedonia, Montenegro, Turchia, Islanda, Serbia.

Potenziali candidati: Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo.

(***) Trattato di Maastricht e i tre pilastri dell’Unione europea:

  • il primo pilastro riguardava le Comunità Europee (CECA, CEE e EURATOM), cioè un mercato comune europeo, l’unione economica e monetaria, politica del carbone, dell’acciaio e atomica;
  • il secondo pilastro riguardava la “Politica estera e di sicurezza comune” (PESC), cioè la costruzione di una politica unica verso l’esterno;
  • il terso pilastro riguardava la “cooperazione di polizia e giustizia in materia penale”, cioè la creazione di uno spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia ove vi fosse collaborazione, a livello sovranazionale, contro la criminalità.

(****) Come la Svizzera, che ha aderito, per le frontiere di terra, nel dicembre 2008 e per gli aeroporti nel 2009; il Liechtenstein nel dicembre 2011; la Norvegia e l’Islanda hanno aderito perché fanno parte dell’Unione nordica dei passaporti, che ha a sua volta aderito allo spazio Schengen.

Annunci

Scrivi un eventuale commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...