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Assistenza sanitaria in Italia per i residenti all’estero?

Assistenza sanitaria in Italia e gli Italiani residenti all’estero

Dott.ssa Strano Stefania Maria Belinda

 La Legge che ha dato vita al Servizio Sanitario Nazionale (Legge 23 dicembre 1978, n. 833) nella misura in cui assicura l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini residenti in Italia, statuisce, quale regola generale, che il trasferimento della loro residenza dall’Italia verso un altro Stato con il quale non sia in vigore alcuna convenzione con l’Italia, ne determini ipso facto, all’atto della cancellazione presso l’anagrafe comunale e della conseguente iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) la cancellazione dalle liste del servizio di assistenza sanitaria locale (A.S.L.). Ciò implica la perdita del diritto all’assistenza sanitaria in Italia e, pertanto, il venir meno del diritto ad avere un medico di base in Italia (presumendone uno nel paese di residenza), del diritto all’assistenza ospedaliera tramite mutua e della possibilità d’acquisto dei medicinali dietro pagamento ticket ma anche perdita del diritto all’assistenza sanitaria all’estero. Sebbene l’iscrizione alla AIRE, istituita nel 1990 e resa obbligatoria per tutti i cittadini italiani trasferiti all’ estero, inclusi i figli di di questi nati all’estero e gli stranieri che abbiano acquisito o “ereditato” per iuris sanguinis, la nazionalità italiana continuando a risiedere all’estero, abbia comportato il giusto riconoscimento del diritto di voto in Italia, ciò non ha, invece, permesso il mantenimento di garanzie quali quello del diritto all’assistenza sanitaria se non in casi eccezionali ed espressamente previsti dall’ordinamento. Il Dm 1° febbraio 1996, infatti, richiamando le disposizioni dell’art. 19, L. n 833/1978 e dell’ art. 12, comma II, Dpr n. 618/1980,ha riconosciuto una forma di assistenza limitata ai cittadini italiani iscritti all’AIRE e residenti in Stati della U.E., dello Spazio Economico Europeo ed in Svizzera, aventi lo status di emigrato (ovvero coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana sul territorio nazionale, nati in Italia) certificato dall’autorità consolare competente e ai titolari di pensione corrisposta da enti previdenziali italiani, che rientrino temporaneamente in Italia, per motivi diversi dal lavoro o dallo studio. Si tratta del diritto ad usufruire a titolo gratuito dell’assistenza sanitaria ospedaliera urgente (ricovero o ambulatoriale) per un massimo di 90 giorni nell’anno solare qualora non siano in possesso di copertura assicurativa pubblica o privata. Questi, pertanto, recandosi al Distretto nell’ambito in cui è stato da loro eletto il domicilio e presentando la documentazione attestante il loro status ovvero sottoscrivendo una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui si dichiara, oltre al proprio stato di emigrato, la mancanza di una copertura assicurativa pubblica o privata contro le malattie ( ai sensi della legge 4.1.1968 n. 15, cosi’ come modificata dagli articoli 2 e 3 della legge 15.5.1997, n. 127 e dal D.P.R. 20.10.1998, n. 403) potranno ottenere una tessera sanitaria nella quale verrà indicato il periodo di permanenza e specificato il diritto alla “sola” assistenza ospedaliera urgente. Anche se in alcune regioni come nel Veneto le prestazioni sanitarie offerte ai cittadini emigrati dalla propria regione sono molto più ampie. Qualora il cittadino italiano fosse, invece, sprovvisto di TEAM o, per qualsiasi ragione non fosse possibile utilizzare il certificato sostitutivo della tessera, la legge (art.34 Reg. CEE n. 574/1972) prevede il rimborso delle spese sanitarie sostenute in proprio in base alle tariffe dello Stato membro di temporaneo soggiorno (Italia) da parte dell’Istituzione del luogo di residenza. Laddove,invece, il cittadino  avesse diritto ad un rimborso parziale, la gratuità riguarderebbe la differenza fra la parte rimborsata dall’istituto di assicurazione e la somma fatturata dalla struttura italiana. Diversa è, invece, l’ipotesi dei lavoratori di diritto italiano in distacco ovvero dei cittadini italiani e dei loro familiari iscritti all’AIRE e distaccati all’estero per motivi di lavoro che versano i contributi in Italia. Ai sensi della Legge n. 398/87 e del D.P.R. n. 618/80 ad essi verranno assicurate prestazioni sanitarie alla stessa stregua degli altri cittadini italiani: il diritto all’iscrizione al S.S.N. ed alla copertura sanitaria completa per tutti i periodi di rientro temporaneo, compresa la scelta del medico di medicina generale (prestazioni di primo livello). Ora, nel caso di rientro superiore a 30 giorni, alcune regioni consentono la reiscrizione temporanea nella lista degli assistiti del medico di medicina generale. Ma qualora la brevità del rientro risultasse incompatibile con i tempi previsti per la reiscrizione, si dovrà far ricorso allo strumento della cosiddetta “visita occasionale” per la quale l’assistito otterrà il rimborso dalla ASL di appartenenza dell’onere della prestazione corrisposta al proprio medico di fiducia. Per ottenere tali benefici sarà sufficiente possedere il codice fiscale e presentare l’attestato rilasciato dalla rappresentanza diplomatica italiana nel Paese di residenza o al Distretto idonea documentazione atta a dimostrare l’attività di servizio all’estero ed il versamento dei contributi in Italia (o autocertificare tale condizione). Rientrano in questo ambito anche i ministri del culto cattolico e i religiosi che svolgono la propria missione all’estero, con rapporto di lavoro subordinato per conto delle Diocesi e che ricevono dall’Istituto centrale per il Sostentamento del clero una remunerazione. Anche in questo caso, oltre al possesso del codice fiscale, il religioso dovrà fornire l’attestazione delle condizioni sopraindicate, rilasciata dalla Diocesi di appartenenza.

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